I Sogni di Livia

La raccolta dei miei sogni...

venerdì, febbraio 08, 2008

# 119 - Il letto nel cortile

Quella sera avrei dovuto dormire alla SA.FA nel letto all’aperto, quindi mi preparavo, i miei mi lasciavano lì e li salutavo.

Ero nel cortile della scuola, era notte fonda e il mio letto era attaccato alla casetta del custode.

Mi mettevo a dormire, certo faceva un po’ freddo perché era gennaio, ma dopotutto era più che normale che ogni tanto capitasse di dover passare lì la notte, fuori.

Mi preoccupava solo un po’ il fatto che, dal cancello verde di ingresso alla scuola, tutta la gente che sarebbe passata sul marciapiede mi avrebbe visto dormire. Se solo avessi potuto spostare il letto dietro la casetta, verso il giardino con le tartarughe…allora dopo un po’ mi alzavo e vedevo se riuscivo ad entrare in palestra.

Sì riuscivo!

La palestra era illuminata dalla luna perché era una notte limpidissima e chiara.

Stavo ripensando alle lezioni di ginnastica quando si accende una luce: forse avevo svegliato il mio prof. di educazione fisica che dormiva lì, ma ero contenta, almeno l’avrei salutato.

Invece no, era una bidella.

Uscivo dalla palestra: la notte era identica a prima ma stavano arrivando dei miei compagni di scuola. Ovviamente arrivava anche E. e noi ragazze eravamo vestite con la vecchia divisa per fare ginnastica e io mi vergognavo terribilmente. Mio dio coi calzoncini corti e la maglietta!!! Che figuraccia!

Ci mettevamo sotto all’albero dall’altro lato del cortile, dove tante volte aspettavo che mio padre venisse a prendermi dopo le lezioni.

Non eravamo in tanti della mia classe. Mi ricordo solo E. e S…tra tutti, proprio lei doveva arrivare…

Beh, tanto E. si sedeva a fianco a me e io cercavo di coprirmi le gambe.

La notte continuava, piena di stelle e di luna.

Seduta per terra mentre aspettavo non so cosa, - forse una riunione plenaria della scuola? - scorgevo per terra dei gioielli.

Uh, e che BEI gioielli…! Allora capivo! Erano tutti i gioielli che durante gli anni le allieve avevano perso mentre all’uscita della scuola aspettavano che i genitori venissero a prenderle!

Ma come era possibile che nessuno se ne fosse accorto prima??

Erano dei gioielli meravigliosi, di finitura stupenda, io li raccoglievo, facevo anche fatica perché erano finissimi e dentro la terra.. cominciavo a sistemarli dentro delle bustine…

Dopo qualche ora iniziavano ad arrivare ragazze da sole o anche con le mamme, a chiedere se avessi trovato dei gioielli che avevano perso tanto tempo fa. Di alcuni trovavo le proprietarie e riconsegnavo i gioielli (sperando che non arrivassero tutte, così me ne sarei tenuti alcuni…).

# 118 - Il ricovero

Non stavo bene e venivo ricoverata in un ospedale psichiatrico. L'ospedale si trovava niente meno che nella sede della mia azienda! Inizialmente vedevo l'oceano...e le onde altissime, allora preferivo rifugiarmi all'interno dell'edificio che era anche più in alto, in modo da vedere le onde ma non avere paura che mi sommergessero.
C'erano grandi vetrate e vedevo che sotto erano venuti a trovarmi i miei genitori e mi salutavano.

Di colpo mi trovavo all'angolo del caffè con altri malati. C'era un uomo che arrivava dall'esterno che ci diceva che c'era un progetto da seguire, ma io facevo finta di stare male. E così se ne andava.

Il mio fidanzato (Patrick Swayze...?) mi chiamava e mi rimproverava aspramente.

Sottolineava l'immensa gravità di ciò che stavo facendo...cioè voler stare in un isitituo per malati di mente quando avrei potuto tranquillamente tornare...e che l'uomo che era venuto prima a parlare sarebbe stata un'ottima opportunità per far vedere che stavo bene...seguendo quel progetto avrei convinto i medici che ero sana e che avrei potuto essere dimessa subito dall'ospedale.
E invece io mi ero nascosta dientro una parvenza di malattia per sfuggire al mondo esterno e non affrontare i problemi!!

Piangevo disperata perchè sapevo che il mio fidanzato aveva ragione. Lo abbracciavo e gli dicevo che lo amavo tanto. E che avrei provato a reagire.

Dopo qualche mese ero quasi nuovamente in carreggiata. QUASI.
Avevo organizzato del lavoro per quella mattina e mi apprestavo ad andare in metropolitana. Ma non avevo ancora abbastanza soldi così mi ritrovavo a chiedere ai miei genitori 10 euro per la colazione. Mia mamma andava in panico, si disperava, non poteva credere che non avessi nemmeno i soldi per la colazione!

Io la tranquillizzavo perchè stavo iniziando di nuovo a lavorare.

Le stazioni della metropolitana verde rispecchiavano gli stadi di invio di una newsletter: a Cimiano c'erano le newsletter in bozza, a Crescenzago quelle schedulate e a Gobba le inviate. Le vedevo chiaramente stampate sui cartelli delle stazioni. Una delle newsletter era quella di Rinascente.

Quella mattina una delle fermate intermedie non era funzionante, così la facevo a piedi. Anzi, decidevo che sarei andata a piedi fino a Gobba: c'era un bel sole e volevo camminare, oppure correre, non so, per stare meglio. La strada stranamente era sterrata, quasi in salita, in mezzo ad un parco.
Era molto bello proseguire a piedi, anche se ci avrei messo molto più tempo...era quasi come essere convalescenti.

venerdì, novembre 23, 2007

# 117 Negozio

Siamo in ferie a New York. Dobbiamo fare una capatina a Vancouver per un giorno, perchè Simo deve prelevare al Bancomat.

Appena entrati in città, decido di entrare in un negozio di vestiti e aspettare lì Simo fino al suo ritorno. Il paradiso!

Provo centinaia di cose e mi vanno tutte bene, ma poi Simo arriva e riesco a visionare solo la parte sinistra, dove c'erano gonne e vestiti interi. Ma non preoccuparti! mi dice Simone, la prossima settimana dobbiamo fare un altro giro qua...portiamo anche la macchina fotografica e poi tu puoi tornare al negozio.

E così ritorniamo in quel luogo meraviglioso, questa volta posso provare tutti i pantaloni nell'area destra, ma poi scopro che c'è anche un piano superiore e uno inferioreeeeeeeeeeeeeeee!! Pieni di vestiti bellissimi!!

#116 Albergo

Decidevamo di passare un bel week end in montagna, a Pragelato, ma non avendo più la casa avevo prenotato l'albergo, il più bello del posto.Simo sarebbe arrivato in serata, io mi trovavo già lì.Gironzolavo per il paese ma iniziava a nevicare.

Non avevo la macchina, pertando sarei dovuta arrivare a piedi all'albergo che era un po' fuorimano.Ormai era sera tardi, era pieno di neve e c'era anche foschia. Mi stavo dirigendo con passo sicuro all'hotel, in una strada isolata e buia, ma non avevo paura per niente.

Scorgevo l'albergo su un prato incolto, un edificio gotico dipinto di giallo con qualche finestra accesa, avvolto dalle nebbie. Era bellissimo, da caccia alle streghe. Scavalcavo un fosso pieno di erbacce e arrivavo alla reception. Simo era già lì, speravo ci dessero una bella stanza anche se ormai era notte fonda.I personaggi dell'albergo sembravano usciti da un film horror ma l'interno era fantastico e caldissimo.

Attendevamo almeno un'ora prima di avere la nostra chiave.

mercoledì, agosto 29, 2007

#115 VSN [very strange night]

Per un qualche motivo io e Simo avremmo dovuto passare la notte nel mio ufficio.
Non so se sarei riuscita a dormire seduta sulla sedia, ma tant'è.

Ci annoiavamo a morte, ma stranamente le ore erano già passate abbastanza in fretta.
Trovavo un grande lenzuolo bianco e mi ci avvolgevo dentro, poi stavo seduta al mio posto. Nel buio mi sentivo bene perchè pensavo: normalmente quando sono qui sto lavorando, invece adesso non c'è nessuno e posso riposare.
Non era male dopotutto.

Più tardi ci alzammo dalle sedie per guardare fuori. Era una notte stupenda, piena di stelle anche se dalla finestra dell'ufficio si vedeva solo un pezzettino di cielo.

Incredibilmente alle 4.30 il sole stava già spuntando sul tetto della casa. Avrei dovuto dirlo a Matteo, che a quell'ora c'era il sole nel cortiletto.

In fondo all'ufficio scoprivo che c'era anche una sauna. Vista da fuori era assolutamente orrenda, preceduta da muri rotti e cadenti, calcinacci e cavi liberi.

Entravo lo stesso, morivo di caldo ma passata la prima stanza ne trovavo un'altra, bellissima, come se fosse un ufficio di chissa' chi. Scrivania enorme, poltrone bellissime.
C'era anche un bellissimo portatile che si connetteva immediatamente ad Internet.

Tornata indietro, notavo che pur non essendo nemmeno le cinque di mattina centinaia di persone stavano salendo e occupavano tutto lo spazio. Mi dissero che c'era in programma una MegaAstronomicaFantasticaConferenza di una qualche persona importantissima, e che gli invitati arrivavano prima per trovare i posti migliori.

Eh e io che pensavo che in ufficio di notte non ci fosse un cavolo di nessuno!

#114 I nuovi uffici

Avevamo cambiato sede.
L'intera azienda avrebbe lavorato in un unico stanzone bianco, un'aula di scuola.
Le scrivanie erano posizionate a caso.
C'erano due mie ex insegnanti di liceo che si sarebbero sedute vicino a me come supervisori.
La stanza era piccolissima. Come avrei potuto rispondere alle telefonate?

E il bagno? Ah bisognava alzare la mano e chiedere di uscire.

Quella mattina resi conto che non avrei potuto mai lavorare così.

sabato, luglio 14, 2007

#113 Cosa comporta volare

Eravamo al parco, io e i miei genitori, con la precisa intenzione di risposare. Tranquilli, sdraiati nell'erba.

Invece arrivavano quei dannati acrobati che guidavano piccolissimi aerei, il cui principale numero era quello di avvicinarsi il più possibile alla gente a terra e stare attaccattissimi con il piccolo aereo. Li detestavamo, io e i miei. Arrivavano di colpo a frotte e non lasciavano in pace nessuno. Vederli era spettacolare, ma non esserne le vittime.
Purtroppo uno di essi si avvicinò a noi con un piccolissimo aereo celeste. Ero furiosa. Il pilota sembrava uscito da un film, con un foulard al collo e gli occhialoni.

Sia io che mio padre, indispettiti e preoccupati, con gesti gli facevamo segno di andare via, di togliere subito il disturbo. Ma il pilota, spaventato, ci faceva capire che non dovevamo muoverci perchè ciò avrebbe potuto disturbare il suo volo. Allora mio padre con gli occhi mi fece capire che dovevamo stare immobili finchè l'acrobata non avesse finito la sua esibizione con noi. Il piccolo aereo stette su noi 3 per qualche minuto, il pilota si mise anche a testa in giù, insomma erano davvero bravi, ma io ero stufa di stare immobile ad aspettare che se ne andasse. Era molto fastidioso dover subire una cosa che non si era scelta.
Finalmente gli acrobati se ne andarono. Ero sollevata. Stranamente i miei erano contenti dell'accaduto. Dopotutto sono veramente bravi, dicevano.

Tornando verso la stazione ferroviaria, dove avremmo preso il treno per tornare a casa, vedevamo un gruppetto di persone che chiaccherava. Uno di essi era un uomo bellissimo, alto e coi capelli neri, forse l'unica cosa che non andava in lui era il suo naso ma i difetti spesso sono le cose che si amano di più.

Io lo guardavo e cercavo di capire. I miei mi guardavano sorridendo, io volevo andare da lui. Mio padre, senza che io me lo aspettassi, mi disse: "Ma sì, è proprio lui, il pilota del piccolo aereo che prima ha fatto il numero nel parco, sta per partire, è l'unica occasione che hai di salutarlo e di parlargli, perchè se ne sta andando". Non potevo credere che mio padre e mia madre mi dicessero una cosa del genere, io ero sposata, che senso poteva avere? Comunque andai da lui sorridendo per salutarlo.
Dopo un solo minuto di conversazione, con orrore mi accorsi che in realtà era una donna. Ma come diavolo avevamo fatto a non accorgerci? Per di più, lei e la sua amica si mettevano a mostrarci i loro disegni, chiedendoci se ne volevamo acquistare qualcuno.
Basta, a quel punto dovevamo prendere il treno e mio padre aveva esaurito la sua pazienza.

Rientrati a casa, cominciava l'angoscia delle olimpiadi. Tutti noi, io e i miei amici, dovevamo partecipare ad una disciplina, era una specie di secondo esame di maturità. Segnavo su un foglio le mie preferenze. All'ultimo posto il tennis, non ero proprio capace. Per quanto riguardava il trasporto, dopo aver sentito i miei amici per organizzarci, pensavo che sarei potuta muovermi in moto per poi riprendere la macchina il giorno successivo. Dopotutto girare per Torino era più agevole rispetto a Milano, e casa di P. non era poi così distante, anzi. Cavolo, era come tornare indietro negli anni, quando ci si sentiva per uscire il sabato sera in gruppo.

Speriamo che non mi tocchi giocare a tennis, pensavo nella mia cameretta.

sabato, luglio 07, 2007

#112 Arvin Sloane

Mi ero lasciata convincere per un casino non chiaro a prenotare le ferie in Africa, in Namibia, con mia cugina.

Cominciavo a preoccuparmi seriamente per il posto prescelto, ma E. mi aveva tranquillizzato perchè avendo prenotato un hotel a 5 stelle, mi aveva detto che saremmo stati lì senza andare in giro e quindi senza correre pericoli.

Guardavo insistentemente l'atlante per imprimermi in mente il posto dove sarei andata. Su questo atlante erano anche indicate le tratte aeree. Noi avevamo un volo diretto dall'Italia fortunatamente, mentre altri amici sarebbero atterrati in Africa e poi avrebbero dovuto fare un piccolo pezzetto con una compagnia aerea locale, che aveva un logo tenerissimo e fantastico.
Però, meglio non fidarsi, sicuramente quegli aerei erano delle carrette.

Va beh allora, ok per la Namibia.

L'altro punto in sospeso che sarebbe finito molto male era quello legato ad Arvin Sloane.
Lo sapevo che era una persona malvagia ma gli volevo bene. Nella sua vita aveva più volte fatto delle scommesse illegali in un locale, e molte, molte persone lo odiavano.

Purtroppo veniva catturato e torturato e la cosa più brutta per me fu vedere arrivare quelle persone ad assistere alla sua tortura.
Non potevo fare niente perchè sapevo che era doveva andare così, ma in cuor mio ero triste.

#111 Verde intenso

Il nostro ufficio si trovava in montagna, in una specie di baita proprio in mezzo a tantissimi alberi di un colore verde molto intenso.
Stavo facendo un allenamento di qualche tipo, per il quale tutti i giorni riuscivo a camminare più in alto.
Non ne ero sicura, ma credo che per quei sentieri ci fossero spesso inseguimenti. Un giorno avevo visto un cinghiale.

Una sera uscivo tardi dal lavoro e prendevo la funiculare che ci portava sempre giù. Ovviamente aveva degli orari, e dopo una certa ora il servizio si interrompeva. La banchina a cui si accedeva era tutta in legno e c'erano delle grandi vetrate che delimitavano gli uffici.

Quel giorno dovevo uscire ma succedeva sempre qualcosa che me lo impediva. Era troppo tardi, comunque ero riuscita a prendere la funiculare con le ultime persone.
Mentre scendevo mi accorgevo di aver lasciato la borsa in ufficio.
Non so se ce l'avrei fatta a risalire e poi a riscendere!! Ero in panico!
Riprendevo la funiculare a salire ma non ero nemmeno sicura di dove l'avessi lasciata! Tutti i miei documenti, le chiavi,i soldi!! No!

Arrivavo su, era già buio, ma il verde degli alberi mi sorprendeva.
Avevo addosso un'angoscia indicibile.

Però mentre la funicolare si fermava, vedevo già dalle vetrate, appoggiata su un tavolone di legno, la mia borsa. L'avevo lasciata nelle aree delle mensa allora!

Meno male che nessuno me l'aveva rubata perchè eravamo davvero in tanti lì dentro.
Speravo che la funicolare partisse ancora per tornare giù ma, avendo ritrovato la borsa, ero contenta e basta.

martedì, giugno 26, 2007

#110 Londra

Tutti ma proprio tutti mi avevano fatto una testa così su quanto fosse bella Londra, e allora decido di andarci una volta per tutte!

Il viaggio è organizzato con mia mamma; mia zia, che c'era stata alcune volte, ci avrebbe aspettato là per portarci un po' in giro.

L'appuntamento era all'ora X presso un complesso religioso famosissimo e tanto decantato. Ero proprio curiosa.
Eravamo in ritardo. Malissimo, considerando che ci aspettava la zia. Comunque arrivavamo, ed effettivamente ci ritrovavamo in un posto bellissimo: una piazza e una chiesa incredibilmente belli, la parte al sole aperta sulla piazza color mattone e le parti in ombra di colore ghiaccio. C'era parecchia gente ma comunque sembrava di essere soli in un posto magico. L'ambientazione era simile a quella di un videogioco.

La zia ci faceva fare tutto il giro, non avrei mai voluto andare via da lì.

Con altre persone ci veniva in mente che dovevamo riprendere l'aereo per tornare in Italia ma che forse c'era subito un volo successivo per tornare.

La zia si affannava nervosamente a cercare di trovare una soluzione perchè a quanto pare avevamo un altro appuntamento a Londra.
Per me era indifferente sapere se saremmo tornati lì nuovamente o se saremmo rientrati a casa e basta.