I Sogni di Livia

La raccolta dei miei sogni...

venerdì, febbraio 08, 2008

# 118 - Il ricovero

Non stavo bene e venivo ricoverata in un ospedale psichiatrico. L'ospedale si trovava niente meno che nella sede della mia azienda! Inizialmente vedevo l'oceano...e le onde altissime, allora preferivo rifugiarmi all'interno dell'edificio che era anche più in alto, in modo da vedere le onde ma non avere paura che mi sommergessero.
C'erano grandi vetrate e vedevo che sotto erano venuti a trovarmi i miei genitori e mi salutavano.

Di colpo mi trovavo all'angolo del caffè con altri malati. C'era un uomo che arrivava dall'esterno che ci diceva che c'era un progetto da seguire, ma io facevo finta di stare male. E così se ne andava.

Il mio fidanzato (Patrick Swayze...?) mi chiamava e mi rimproverava aspramente.

Sottolineava l'immensa gravità di ciò che stavo facendo...cioè voler stare in un isitituo per malati di mente quando avrei potuto tranquillamente tornare...e che l'uomo che era venuto prima a parlare sarebbe stata un'ottima opportunità per far vedere che stavo bene...seguendo quel progetto avrei convinto i medici che ero sana e che avrei potuto essere dimessa subito dall'ospedale.
E invece io mi ero nascosta dientro una parvenza di malattia per sfuggire al mondo esterno e non affrontare i problemi!!

Piangevo disperata perchè sapevo che il mio fidanzato aveva ragione. Lo abbracciavo e gli dicevo che lo amavo tanto. E che avrei provato a reagire.

Dopo qualche mese ero quasi nuovamente in carreggiata. QUASI.
Avevo organizzato del lavoro per quella mattina e mi apprestavo ad andare in metropolitana. Ma non avevo ancora abbastanza soldi così mi ritrovavo a chiedere ai miei genitori 10 euro per la colazione. Mia mamma andava in panico, si disperava, non poteva credere che non avessi nemmeno i soldi per la colazione!

Io la tranquillizzavo perchè stavo iniziando di nuovo a lavorare.

Le stazioni della metropolitana verde rispecchiavano gli stadi di invio di una newsletter: a Cimiano c'erano le newsletter in bozza, a Crescenzago quelle schedulate e a Gobba le inviate. Le vedevo chiaramente stampate sui cartelli delle stazioni. Una delle newsletter era quella di Rinascente.

Quella mattina una delle fermate intermedie non era funzionante, così la facevo a piedi. Anzi, decidevo che sarei andata a piedi fino a Gobba: c'era un bel sole e volevo camminare, oppure correre, non so, per stare meglio. La strada stranamente era sterrata, quasi in salita, in mezzo ad un parco.
Era molto bello proseguire a piedi, anche se ci avrei messo molto più tempo...era quasi come essere convalescenti.