I Sogni di Livia

La raccolta dei miei sogni...

sabato, luglio 14, 2007

#113 Cosa comporta volare

Eravamo al parco, io e i miei genitori, con la precisa intenzione di risposare. Tranquilli, sdraiati nell'erba.

Invece arrivavano quei dannati acrobati che guidavano piccolissimi aerei, il cui principale numero era quello di avvicinarsi il più possibile alla gente a terra e stare attaccattissimi con il piccolo aereo. Li detestavamo, io e i miei. Arrivavano di colpo a frotte e non lasciavano in pace nessuno. Vederli era spettacolare, ma non esserne le vittime.
Purtroppo uno di essi si avvicinò a noi con un piccolissimo aereo celeste. Ero furiosa. Il pilota sembrava uscito da un film, con un foulard al collo e gli occhialoni.

Sia io che mio padre, indispettiti e preoccupati, con gesti gli facevamo segno di andare via, di togliere subito il disturbo. Ma il pilota, spaventato, ci faceva capire che non dovevamo muoverci perchè ciò avrebbe potuto disturbare il suo volo. Allora mio padre con gli occhi mi fece capire che dovevamo stare immobili finchè l'acrobata non avesse finito la sua esibizione con noi. Il piccolo aereo stette su noi 3 per qualche minuto, il pilota si mise anche a testa in giù, insomma erano davvero bravi, ma io ero stufa di stare immobile ad aspettare che se ne andasse. Era molto fastidioso dover subire una cosa che non si era scelta.
Finalmente gli acrobati se ne andarono. Ero sollevata. Stranamente i miei erano contenti dell'accaduto. Dopotutto sono veramente bravi, dicevano.

Tornando verso la stazione ferroviaria, dove avremmo preso il treno per tornare a casa, vedevamo un gruppetto di persone che chiaccherava. Uno di essi era un uomo bellissimo, alto e coi capelli neri, forse l'unica cosa che non andava in lui era il suo naso ma i difetti spesso sono le cose che si amano di più.

Io lo guardavo e cercavo di capire. I miei mi guardavano sorridendo, io volevo andare da lui. Mio padre, senza che io me lo aspettassi, mi disse: "Ma sì, è proprio lui, il pilota del piccolo aereo che prima ha fatto il numero nel parco, sta per partire, è l'unica occasione che hai di salutarlo e di parlargli, perchè se ne sta andando". Non potevo credere che mio padre e mia madre mi dicessero una cosa del genere, io ero sposata, che senso poteva avere? Comunque andai da lui sorridendo per salutarlo.
Dopo un solo minuto di conversazione, con orrore mi accorsi che in realtà era una donna. Ma come diavolo avevamo fatto a non accorgerci? Per di più, lei e la sua amica si mettevano a mostrarci i loro disegni, chiedendoci se ne volevamo acquistare qualcuno.
Basta, a quel punto dovevamo prendere il treno e mio padre aveva esaurito la sua pazienza.

Rientrati a casa, cominciava l'angoscia delle olimpiadi. Tutti noi, io e i miei amici, dovevamo partecipare ad una disciplina, era una specie di secondo esame di maturità. Segnavo su un foglio le mie preferenze. All'ultimo posto il tennis, non ero proprio capace. Per quanto riguardava il trasporto, dopo aver sentito i miei amici per organizzarci, pensavo che sarei potuta muovermi in moto per poi riprendere la macchina il giorno successivo. Dopotutto girare per Torino era più agevole rispetto a Milano, e casa di P. non era poi così distante, anzi. Cavolo, era come tornare indietro negli anni, quando ci si sentiva per uscire il sabato sera in gruppo.

Speriamo che non mi tocchi giocare a tennis, pensavo nella mia cameretta.